Non me ne frega niente se le librerie chiudono

Non me ne frega niente se le librerie chiudono

Immagino che già solo il titolo del post farà rizzare i peli sul collo a un bel po’ di persone. Gente, non fatevi gelare il sangue nelle vene, c’è caldo dopotutto.

La verità, comunque, la dura e amara verità è che non me ne frega niente se le librerie chiudono. Sono seria. Non è una provocazione, è la purissima et semplicissima verità. Se ne parlava un paio di settimane fa anche sul forum.

Per quanto mi riguarda, nella mia esperienza, l’unica libreria indipendente che abbia trovato degna di essere definita tale è il Lupo Rosso – che però ora è a Torino ed è fuori dalla portata delle mie grinfie. Quella sì che è una libreria in cui vale la pena entrare e passarci del tempo: libraia che sa di quel che parla, che ti segue, ti consiglia, chiacchiera, è informata, organizza eventi, incontri, ha delle caramelle-cioccolatini che avrei rubato in massa per portarmi a casa e, insomma, è una libraia.

La verità (cit.) è che le librerie indipendenti normalmente sono delle ciofeche. Sono la versione povera delle librerie di catena: stessi libri, stessa competenza – a volte molto minore – dei commessi delle librerie in franchising, prezzi più alti, minore scelta, difficoltà a reperire libri. E poi tanti fanno gli stronzi, come Las Vegas Edizioni (con parole molto più gentili, ok) ci ricorda proprio oggi.

E allora, caro libraio, non dire frasi tipo “non ce l’abbiamo”, “non trattiamo questa casa editrice”, “mai sentita”. Ti basta dare un’occhiata al computer, è questione di due secondi. Magari quel nostro libro ce l’hai pure in qualche scaffale non troppo in vista. O magari non ce l’hai ma, ti prego, non mandare via un potenziale lettore. E’ così difficile dirgli “lo possiamo ordinare”? E’ così difficile rispettare il nostro lavoro? Ricorda queste poche parole: un ordine perso è un ordine perso, tanti ordini persi vuol dire farci chiudere.

 

Ah, le piccole librerie indipendenti, oasi felice dei lettori e salvatori della piccola editoria! Ma quando mai? Ce ne saranno sì e no una decina in tutta Italia, di librerie di questo tipo. Ecco, quelle sì che mi dispiacerebbe se chiudessero. Per il resto non me ne può fregare di meno. A essere sincera, io del consiglio del libraio non me ne faccio niente, a meno che non sappia di preciso che gusti ha. Se devo farmi consigliare un libro chiedo a un amico, spulcio i blog di cui, col tempo, mi sono fatta un’idea sul gusto e sulla coincidenza dei loro gusti con i miei; sicuramente non mi affido al gusto di uno sconosciuto, e non solo perché un libro non è un bene propriamente economico e quindi rischierei di buttare 10 o 15 o 20€ (l’ultimo libro di Grisham, che è tra i miei autori preferiti, costa 20€ e non l’ho ancora preso, figuriamoci): si tratta anche di rischiare di perdere tempo in un libro che poi non mi interessa. Non me ne frega niente del discorso “ma ti arricchisce lo stesso, scoprirai qualcosa che non ti piace, conoscerai meglio te stessa” (cit.). E io non sono una con gusti particolarmente difficili.

Ok, nel post di Las Vegas non si parla solo di librerie indipendenti, ma normalmente la piccola e media editoria punta a quelle. Cercare di entrare nelle catene è difficile, ma a volte – paradossalmente – i librai di una libreria di catena sono più disponibili dei colleghi delle librerie indipendenti. Pensare che la legge Levi è stata fatta per tutelare loro, quel genere di libraio lì, mi dà ancora più sui nervi.

La cosa paradossale è che a me piace girare tra gli scaffali. Adoro andare in libreria, quando ci entro ci sto delle ore… Però non compro quasi mai. Fatevi un paio di domande e fatevi un esamino, anziché dare la colpa ad Amazon e piangervi addosso. Magari siete voi che dovete rivedere il vostro metodo di azione, cari librai, non i lettori – perché tutte le volte che sono andata, per esempio, al Lupo Rosso io ho comprato. Eccome se ho comprato. L’ultima volta c’ho lasciato 100€.
Quindi fatevele, queste domande. E fatele a voi stessi, non ai lettori.

19 Comments

  1. Premesso che non mi riesce semplice formarmi un’opinione precisa in merito, penso che in generale tu abbia ragione, ma con riserva.
    Innanzitutto devo dire che provo un’invidia viscerale per chi ha aperto una libreria indipendente quando questo ancora era possibile, o per chi ne ha ereditata una. Questo mi porta a provare un odio viscerale per chi ha questa fortuna e la sputtana facendo male il suo lavoro. Quindi ti do ragione, chiudano pure.
    Eppure c’è un’altra questione da considerare e si tratta di un problema globale. Io non credo che globalizzazione sia satana, ma nemmeno che sia completamente positiva, anzi, mi spaventa. La chiusura delle librerie indipendenti, che siano gestite bene o male poco importa, rientra in un processo globale di distruzione del piccolo in favore del colosso. Da questo punto di vista la chiusura di una libreria non è molto diversa dalla chiusura di un piccolo alimentari o di qualunque attività commerciale indipendente.
    Quello che voglio dire (e chiedo scusa perché mi sto esprimendo in modo molto confuso) è che la chiusura delle attività indipendenti (tutte) comporta un rischio grave, che è quello di perdere un substrato di “biodiversità” commerciale, sociale, culturale. Onestamente, a pelle, io trovo un po’ alienanti gli scaffali tutti uguali, tutti perfetti delle catene di librerie, i commessi in divisa, l’atmosfera scintillante brrrr
    Bom, finito.

    • E su questo hai perfettamente ragione. Ma perfettamente, eh. Solo che io penso che, come in parecchi campi – e in particolare relativamente al settore editoriale – questi tizi incapaci di fare il loro lavoro debbano lasciare spazio a chi ha idee e motivazioni per farlo. Perché – e tanta colpa ce l’ha il nostro Stato, che non dà incentivi e aiuti economici, ma questo è (in parte) un altro discorso – gente che ha le idee e le capacità per mandare avanti una libreria indipendente ce n’è. Il problema è che chi ha la possibilità di aprirla, molto spesso, butta quella possibilità alle ortiche e rende la sua libreria una copia di una libreria di catena. E io di ‘sti posti cosa me ne faccio?

  2. ahimè è vero e la dimostrazione ce l’ho nella mia città:fino a tre anni fa una libreria indipendente,gestita solo dal proprietario, per me funzionava a meraviglia: se cercavo qualcosa me lo trovava anche al polo nord ed essendo cliente abituale sapeva sempre cosa suggerirmi. Poi (suppongo per problemi economici) si è legato a una catena di librerie. Risultato?Il locale è più grande, ma hai scelta solo su quello che c’è e puoi ordinare solo libri famosi (risposta tipica:non trattiamo con quell’editore). Ormai guardo solo la vetrina.

  3. Per puro caso leggo questo scritto su internet: un opinione e in quanto tale rispettabile. Sono una Libraia indipendente e mi arrabbio tantissimo con i librai ( o presunti tali) che non fanno bene il loro lavoro: che non ordinano i libri che sono ordinabili, che definiscono esauriti libri ancora in commercio…Quando un cliente entra nella mia libreria e mi chiede un libro di una piccola casa editrice, se non ce l’ho, io mi faccio in quattro per farlo arrivare in tempi decenti e quasi sempre colgo l’occasione per accogliere tra i miei pochi scaffali alcuni titoli proposti da quella casa editrice. Detto questo, invito con piacere l’autrice del post nella mia libreria: non pretenderò di consigliarLe dei libri senza il suo consenso, né avrò la pretesa che l’idea, il progetto su cui si fonda il mio sogno sia compreso. E’ simpatico il fatto che una delle autrici più simpatiche e talentuosa che io abbia mai presentato ( che ha pubblicato con una piccola ma ottima casa editrice locale), la scorsa settimana abbia presentato il suo libro alla libreria il Lupo Rosso di Torino!!Il mondo è piccolo! Il problema è che se si diffonde una certa idea di OMOLOGAZIONE della lettura a scapito della competenza, non ci sarà più il tempo di fare distinzione tra librai indipendenti bravi e fannulloni…ognuno faccia il suo: pretendete competenza dai librai ma non fatevi ammaliare da grandi MARCHI o grandi negozi, grandi presentazioni, grandi eventi…non sono necessariamente indice di qualità e competenza come non lo è il fatto di essere un libraio indipendente. Mi scuso per l’intrusione. Privatamente sarò lieta di fornire l’indirizzo della libreria ( giusto per non fare pubblicità in questa sede).
    BUONA LETTURA!

  4. CARA Principalmente una rompiballe, ma credo di dover dare un quadro leggermente più organico di me. Mi chiamo Linda Rando, conosciuta tra forum e blog come Ayame e da qualche tempo come Rose Tyler (mentre tra gli editori a pagamento sono nota come La Piaga, credo), sono nata nel 1991 e ho un’antipatia profonda per due categorie di persone: chi non rispetta i diritti altrui e chi crede di non avere doveri.

    TI ESALTI TALMENTE TANTO DA FAR GIRARE LO STOMACO. FAI UNA PENA….

    DA SCRITTRICE CELEBERRIMA LA QUALE SEI, DOVRESTI ACCENDERE QUEL BEL CERVELLINO DI MERDA CHE TIENI, ALTRIMENTI SI ATROFIZZA, E COMINCIARE UN Pò A RIFLETTERE (NON è DIFFICILE, SO CHE NON L’HAI MAI FATTO MA CON UN Pò DI ESERCIZIO IMPARERAI A RIFLETTERE COME UNA PERSONA DA 20 Q.I. IN SU!).

    SMETTILA DI AUTOCELEBRARTI PERCHè TU NON SEI MIGLIORE DI NESSUNO, ANZI, TI DIRò DI PIù!

    GLI AUTOCELEBRANTI DI SE STESSI (CHIAMIAMOLI COSì, OK? OVVIAMENTE ANCHE TU CI SEI) SONO TALMENTE FRUSTATI E COLMI DI COMPLESSI MENTALI CHE FANNO LA FINE TUA.

    AH, TI DICO UN’ALTRA COSA. VEDO CHE HAI ANCHE IL VIZIO DI PARLARE DA SOLA.

    QUESTO BLOG è TALMENTE ISOLATO CHE CI SONO SOLO TU E TUO FRATELLO, CHE PROVA TALEMTE PENA PER TE CHE FINGE CON PROXY ONLINE DI ESSERE ALTRE PERSONE.

    SE VOGLIO RIASSUMERE IL TUTTO? SEI SOLO UNA……………..

  5. troia!!!!!

  6. TROIA!

  7. ah, volevo dirti che anche io odio due categorie di persone

    le persone che si credono di essere chissachi

    le persone che si credono “tinani” che che vengono temute da tutti.

    le agenzie a pagamente non ti vedono come “la piaga” ma la “spicopatica-che-non-sa-cosa-abbia-di-meglio-da-fare”

    NON TI TEME NESSUNO, CREDIMI.

    E SPECIALMENTE IO.

    SALUTI.

  8. LOL i troll codardi che non sanno l’italiano sono i più divertenti di tutti.
    Grazie per questo momento di pura ilarità, ora puoi tornare a nasconderti dietro al tuo schermo e magari pensare a qualche attività più intelligente, che ne so, farti una vita? XD
    No, sai, ti sento un tantino frustrato XD

  9. Un campione di savoir-faire e intelligenza.

  10. WOW, che sfuriata. Ora sì che mi sento misera e triste. A parte il fatto che NON scrivo e NON ho un fratello, cos’abbiamo qui? Un anonimo che usa una mail nontelodico@ciao.it e ha l’ip mistificato tramite proxy. Foss’anche una troia (non che la cosa sia affar tuo) o una merda con il cervello atrofizzato e l’ego abnorme come dici tu almeno IO ci metto nome, cognome e faccia.
    Tu sei solo un/a povero/a piccolo/a vigliacco/a che si trincera dietro l’anonimato. Addio.

  11. Cos’è una spicopatica? o.O
    Comunque, Troia è una supereroina dei comics, mi pare abbia pure una testata tutta sua. :p
    Vai a vedere che ti stava facendo un complimento XD
    (Ah, non sapevo di essere tuo fratello o.O; )

  12. Che invidia, dopo tutti i Spicopsatici e pagamente mi sento un neofita della lingua italiana. Ma un nome, anche farlocco, dai, non ce lo dici?

  13. Anche io voglio un Troll per amico.
    Regalatemelo.
    ORA.

  14. Sono un libraio indipendente. Di cose da dire ce ne sarebbero molte, ma mi pare che l’essenziale delle sue argomentazioni (qui e su Writer’s Dream) siano riassumibili in questi termini: le librerie indipendenti, con rare eccezioni, sono semplicemente delle versioni in scala più ridotta delle grande librerie di franchising, e non presentano alcun valore aggiunto rispetto a queste ultime; poi ci sono Amazon e Ibs che sono meglio di tutte le librerie fisiche, indipendenti e non.
    Partiamo da un dato: mentre un piatto (che so, un Fritto misto di mare) può variare e varia da ristorante a ristorante (fresco o surgelato, gamberi siciliani o sudamericani, cucinato meglio o peggio, ecc.), un libro (che so, Alessandro Baricco “Tre volte all’alba” è identico nella mia libreria, in una Mondadori, in una Giunti al Punto e su Amazon. Quindi il ragionamento potrebbe essere: il Fritto misto lo mangio dove è più buono (anche se costa un po’ di più), il libro lo compro – semplicemente – dove costa meno.
    E’ (solo) così? In realtà c’è molto altro. Mi pare che lei ragioni come Francesco Piccolo, che tra i suoi “Momenti di trascurabile felicità” mette anche: “le grandi librerie, perché puoi girare, toccare, sfogliare, senza nessuno che ti voglia dare un consiglio”. Alla fine tutto si gioca qui: per lei e per Francesco Piccolo la consulenza del libraio è nel migliore dei casi inutile, nel peggiore una fastidiosa e petulante invadenza. Per molte altre persone è un servizio fondamentale. Non tutti sono lettori forti che seguono il mondo editoriale, hanno gusti e interessi ben definiti da tempo, e sanno come muoversi. Sono molte le persone che vengono qui per fare un regalo, parlano con me, mi raccontano che tipo è la persona a cui devono fare un regalo, e poi quando tornano mi ringraziano perché il regalo è stato azzeccato. O mi chiedono consigli su un libro da leggere, lo comprano, lo leggono, e poi mi ringraziano per la dritta. Non perché io sia più intelligente. Semplicemente per lavoro leggo e ho a che fare con i libri ogni giorno, per cui dò un parere fondato, al di là dei miei gusti e dei miei interessi (sono laureato in filosofia ma ovviamente non consiglio Michel Foucault a chi è appassionato di gialli e noir). Se uno va a una Mondadori (o peggio ancora se compra su Amazon) non ha certo questo servizio. E talvolta il risparmio è solo apparente. E’ meglio spendere 20 euro per un libro che ti cambia la vita (o almeno una settimana della tua vita…, o 15 euro per un libro che si rivela una delusione? In una libreria indipendente con un bravo libraio aumentano di molto le possibilità di fare le scelte giuste (non solo da me ma nella gran parte delle librerie indipendenti, questa almeno è la mia esperienza personale).
    P.S. (sulle legge Levi: in Germania non ci sono sconti e in Francia il limite di sconto è del 5%, …

  15. Sono l’autrice della Guida alle librerie indipendenti di Torino e devo dire che a me spiace molto vedere chiudere una libreria. Detesto acquistare on line (già sono abbondante così, se fossi una hikikomori che non si stacca dal pc sarei peggio!), detesto gli ebook o meglio non voglio nemmeno vederli, e negli anni ho visto sparire tante librerie a cui ero affezionata buon ultima la Libreria Internazionale del Salone, al cui posto verrà fuori un Apple, già mi stava poco sulle corna, si fa per dire, dopo il documentario sui lager cinesi…
    Sulla cafonaggine dei librai: nel mio percorso di scrittura, tranne in due casi ma sono patologici, ho incontrato gente simpatica e disponibile, alcuni li conoscevo prima, con altri sono rimasta in contatto. E la biodiversità, in natura e anche in cultura, è un bene da preservare…

  16. sono felice che abbia trovato la sua libreria del cuore, tuttavia ritengo che questo sparare a zero su tutti i librai sia un po’ supponente e qualunquista. Cara lettrice, si ricordi che un libraio è un povero cristo che lavora esattamente come lei, ed è un errore scambiarlo per un supporto psicologico; non sempre abbiamo le competenze telepatiche per indagare i più reconditi pensieri nascosti nei meandri di voi lettori per evincere il titolo che vi ruberà l’anima. Non abbiamo letto tutti i 30000 titoli che esistono in libreria e non sempre abbiamo tempo per interessarci sinceramente dei vostri pensieri, per quanto unici ed irripetibili. Noi librai abbiamo normali pulsioni fisiologiche, non siamo entità spirituali che si nutrono di cultura. E viviamo in una rutilante società moderna, con un centinaio di novità a settimana da sistemare e vendere; a volte ci puzza il fiato ed anche a voi, cari lettori, e solo per il fatto che amate leggere cercate di non avere la presunzione di sapere come si manda avanti una libreria. Io, dopo anni, ogni giorno imparo qualcosa….Cristo, pure i cioccolatini… con una media di 200 scontrini al giorno nella mia libreria non serve un libraio, ma willy wonka! Detto questo la prego, signorina, continui a frequentare il lupo rosso e non rompa l’anima agli altri librai così come io, trovandomi male alla coop, frequento beatamente la despar senza sperare il male di nessuno.
    Cordialmente

  17. Bellissimo questo sito.

    Il mio primo romanzo iniziava svolgendosi a Firenze. Librerie chiuse da anni. Ne aprivano eccezionalmente una. Coda interminabile di gente. Signora col cagnolino che diceva: – Rothschild, smettila! – e i due adolescenti accanto a lei, che si davano di gomito e ridevano per chissà cosa. Nel romanzo previdi pure politici che erano stati pornostar e presentatori, e di tutto di più. La situazione era tragica. Dio non esisteva più, per la cronaca (non credo in Dio). Insomma, scrissi delle librerie chiuse con rabbia ma anche con soddisfazione: rabbia perché la gente non legge, soddisfazione perché se lo meritava. Ma oggi ho cambiato modo di vedere le cose, e sono d’accordo con te. Ma io più perché non amo la maggior parte dei libri venduti nelle maggior parte delle librerie. Si parla di business, ecco cosa interessa a questi pidocchi, altro che cultura! Purtroppo qui a Firenze non ho librerie di fiducia. Mi piacerebbe una sorta di cimitero dei libri dimenticati (Zafon) ma sfido a trovarne anche altrove, quella è fantasia. Non c’è più niente di affascinante nelle librerie, non sento neanche l’odore della carta, sono distratto da troppe altre cose. Purtroppo il mio romanzo non l’ho terminato, chissà, forse le cose sarebbe tornate a posto… a posto come quando? non lo so, forse sempre e comunque nella mia fantasia. Per non parlare della vendita dei miei stessi libri: un furto per la percentuale che trattennero. Bellissimo questo sito. Ciao.

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